19.11.11

M. E. S !!!!!!!.

MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA'
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Angela Rizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=QFay_iSGwdc&feature=youtu.be



E’ opportuno che la maggioranza oggi al Governo Tecnico dia delle spiegazioni – se non puo’ farlo in Tv o nei giornali, lo faccia sul Web. Grazie
L'MSE – DOVRA’ ESSERE APPROVATO DAI GOVERNI ENTRO IL 31.12.2011 (anche se oramai è solo una formalità ) ed entrerà in vigore nel 2013 leggete attentamente che cosa stanno costruendo i poteri e...conomici, mi pare che siano tutti impazziti.... questo vuol dire tenere per le palle tutti gli stati membri , in pratica schiavismo verso i poteri economici allo stato puro!!!
Si tratta di un trattato che istituirebbe una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo europeo di stabilità (MES).
Il Collegio sarà composto da 17 ministri delle Finanze, che diventeranno governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. Parlamenti nazionali non avranno nessuna autorità su questo nuovi governatori, che beneficeranno di una totale immunità (come tutte le persone che vi lavoreranno).
Bruxelles ha finora rilasciato solo una copia del trattato. In inglese! (96,5% della popolazione dell'area dell'euro parlano altre lingue!)

17.11.11

aspettiamo al varco.....il governo MONTI


Visto che ai disabili sono stati dimezzati i fondi a loro disposizione,
mentre i nostri cari politici non si tolgono un...." fottuto" centesimo.
dal loro "misero" stipendio per mandare l'italia a " puttane ", vorrei
che la gente capisse che i bambini e anche i vecchi disabili non
hanno una malattia, la disabilità e' una condizione.
Essi non cercano cure, ma accettazione....
e nemmeno pietà.SOLO RISPETTO DEI LORO DIRITTI DI CITTADINI .


IL LINGUAGGIO


Monti parla un italiano così perfetto che i leghisti hanno dovuto chiedere l'interprete !!
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Lucia Merlo:
Da oggi c’è un nuovo governo, un governo che sembra più un golpe della massoneria, di quella democrazia cristiana stretta a braccetto col vaticano che quasi c’eravamo dimenticati: insomma non c’è nessuna aria di nuovo in questo governo.




Alessio Fratticcioli:
Berlusconi: Monti dura quanto vogliamo noi, decideremo in base ai SONDAGGI.
Come volevasi dimostrare.
Chi era il ministro precedente, Paolo Romani?
Vedrai che il curriculum di Passera e' incommensurabilmente superiore rispetto a quello di Romani.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150555656764517

Passera e' laureato alla Bocconi e ha un Master in Business Administration (MBA) alla Wharton School di Philadelphia (USA).
Romani non e' nemmeno laureato, oltre ad avere precedenti penali ed essere un incompetente.
Non c'e' assolutamente paragone, non credo sia possibile sostenere il contrario.







Povero Cicchitto. Anche il suo secondo padrone è stato scacciato a monetine in testa.

Romolo Rea:
‎QUELLI ERAN GIORNI:tutti mi cercavano,tutti ridevano, io raccontavo barzellette.
Tutti mi leccavano,e io leccavo tutte quelle che avevano bisogno.
Comunque non è finita,perché oggi c'è un Governo e un'opposizione che fanno più schifo di quelli che c'erano ieri.
Mi rimpiangeranno! BUONGIORNO POPOLO DI MERDA e ricordatevi che SILVIO ancora C'E'!


Emianz Cacique:
Rockefeller e Rothschild hanno da 60 anni, e più, un'idea di governo mondiale che non mi piace.
Fatto di controllo delle masse, dell'economia, delle risorse naturali, finanziando ogni tipo di guerra e ogni sorta di rivoluzione, da quelle colorate delle ex-rep sovietiche a quelle arabe di quest'anno.
Ritengo non ci siano coincidenze, ma sia tutta una menzogna globale holliwoodiana.

Io mi auguro che Monti ci faccia poco male, perché siamo arrivati alla frutta con B.

E credo proprio che siamo passati dai massoni-mafiosi di sicilia, ai massoni-bankster di Bce-Fmi.


10.11.11

TOH GUARDA !!!! .....il nuovo ordine mondiale..................


L'ANTIFASCISTA
‎04 novembre 2007

L'appello di Napolitano

"Si richiede un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace al di fuori dei confini della stessa Europa e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale".

http://www.youtube.com/watch?v=11F9qDT3hXE


29.10.11


Le forze dell'ordine chiedono le dimissioni del governo: mai successo nella storia


A 150 anni dall’Unità d’Italia passando dal Regno alla Repubblica e con una serie di guerre mondiali all’interno della storia italiana,non era mai capitato che i rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine protestassero e chiedessero apertamente le dimissioni di questo governo.
E quella presa in giro continua che infastidisce,e in quel ridurre tutto a un gioco,e in quel raccontare ipocrita e pieno di retorica,in quel fare false promesse e agire esattamente al contrario, in quell’usare le persone per miserabili fini personali, in quel portare continuamente divisioni e lavorare per lo sfascio del paese, in quell’alimentare odio per creare distrazioni di massa usando le forze dell’ordine, la manifestazione del 15, per come è stata organizzata, voleva consegnare , mentre il Ministro leghista non si è nemmeno degnato di essere presente in città per seguire l’andamento, e non parliamo di un torneo di bocce.
Molti poliziotti hanno denunciato la malafede degli organizzatori politici, che hanno pensato alla loro zona rossa e a quelle 40 vittime sacrificali tra le forze dell’ordine che dovevano essere ostaggi di eventuali provocatori.
A Reggio Calabria le segreterie provinciali dei maggiori sindacati di Polizia hanno manifestato in Piazza Italia.
Per Piero Gabriele Segretario UGL Polizia di Stato:
“ La nostra mobilitazione si rende necessaria perché il governo negli ultimi tre anni non ha tenuto fede ai vari impegni presi, riducendo i comparti sicurezza e soccorso pubblico sul lastrico; appena tre giorni fa l’esecutivo ha tagliato altri 60 milioni di euro, nell’ambito del ddl stabilità, alle voci di bilancio destinate all’ordine pubblico e alle missioni”.
Michele Granatiero Segretario Regionale del Sap invece denuncia le responsabilità del Governo:

"In un periodo di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo, non avremmo voluto chiedere un contributo economico ai cittadini, ma siamo davvero arrivati a non avere il necessario per poter lavorare ed offrire sicurezza, in momenti di crisi economica e sociale, come quello attuale, i comparti sicurezza e difesa vengono, in genere, maggiormente sostenuti, anche dal punto di vista finanziario, il governo in carica invece ha fallito anche in questo elementare compito istituzionale”.
Il segretario regionale del Coisp Calabria dopo gli scontri di Roma punta l’indice sull’inefficienza del Governo e in un comunicato afferma:
"Le uniche forme di solidarietà che possiamo accettare sono le dimissioni dell'esecutivo Berlusconi e dei parlamentari che lo sostengono. Il resto sono solo sterili affermazioni di chi continua a pugnalare alle spalle i poliziotti, con scelte di governo irresponsabili. Il sindacato indipendente e autonomo di polizia della Calabria, esprime sostegno ai colleghi che ieri hanno dovuto operare a Roma in una condizione di assoluta difficoltà, per colpa di un Governo irresponsabile anche sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, considerato, tra l’altro, che solo pochi giorni fa ha tagliato 60 milioni di euro a questo comparto, mentre domani gli agenti di polizia dovranno operare per un’ altra manifestazione nazionale di protesta in programma a Roma – senza nemmeno le attrezzature danneggiate sabato e non sostituite”.



E dopo la Polizia un duro attacco alla casta al Governo e al Premier viene fatto dall’organo di rappresentanza delle forze armate, il Cocer.
In un documento fatto dalla rappresentanza sindacale dell’esercito si legge:
“ I militari, non hanno più fiducia nel governo" e definiscono "fallimentare la gestione del sistema Difesa del Paese da parte del gabinetto del ministro La Russa e, di riflesso, del governo Berlusconi auspicandone la caduta:
"Solo in tal modo - sostengono i militari - si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che, aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare, determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonchè dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni".
Come dicevo prima nei 150 anni di storia d’Italia non era mai successo che tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine insieme protestassero così vibratamente e il Cocer Carabinieri rincara la dose e il primo a raccogliere l’invito a dimettersi è La Russa, anche se non viene mai nominato :
"Il governo taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre. È questo - continua - un governo impegnato a salvaguardare l'apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell'ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione. Alla nostra classe politica non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Ci chiediamo quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati".
E dopo, senza tanti giri di parole, la rappresentanza sindacale attacca il Governo:
”I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici. Oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l'italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell'ordine e della sicurezza pubblica”
E a questo punto anche Berlusconi non viene risparmiato dalle critiche:
”Qualcuno spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti.”
Nessuno e dico nessuno poteva immaginare una cosa del genere ,che oltre alla polizia carabinieri e forze armate tutti e dico tutti protestassero così vibratamente nei confronti di un Governo.
Poi tutte queste notizie sono state oscurate dall’informazione di Regime; la Rai Mediaset e tutti i giornali del Premier ,non parlano di questo, va contro l’etica del pensiero positivo, e per chiudere in bellezza allego il comunicato stampa del Cocer delle forze armate che fa capire in maniera molto chiara quello che pensano i militari dei nostri governanti.
Consiglio centrale di rappresentanza
comparto difesa
comunicato stampa
Cocer: i militari delle forze armate non hanno più fiducia nel governo
Roma, 20 ott. 2011 - I cocer delle forze armate, esercito marina e aeronautica, ritenuta necessaria una sintesi sulla attuale situazione politica giudicano fallimentare la gestione del sistema di difesa del paese da parte del gabinetto dell’on. La Russa e di riflesso del governo Berlusconi auspicandone la caduta.
Infatti, solo in tal modo, si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonché dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni e peggio il deterioramento del quadro giuridico ed economico che si ricorda ha costituito in passato non uno status di casta ma la giusta moneta ricompensante gli atti svolti in modo diuturno dai soldati, dai marinai e dagli avieri e che ricomprendono, per memoria della establishment politica e politica militare, gli estremi sacrifici.
La rappresentanza militare, facendosi portavoce di tutte le donne e gli uomini in servizio stanchi di sottacere e di subire imposizioni draconiane, non attenderà fermo ed inerte e non esiterà, sempre nel rispetto della legalità, ad operare le dovute scelte per tutelare compiutamente e in primis la dignità morale, giuridica ed economica dei portatori d’interesse che nonostante tutto indossano la divisa e cantano orgogliosamente l’inno di Mameli.
Riteniamo sia necessario una conferenza stampa che, attraverso un confronto in pubblico anche utilizzando i media televisivi al governo piu’ consoni, i cittadini italiani siano informati delle implicazioni che i prefigurati tagli produrranno in termini di sicurezza interna ed esterna del paese sia sugli operatori che su i cittadini stessi ove cio’ non avvenga in tempi brevi si provvederà in proprio.

Giacomo Salerno

PRIMARIE PER TUTTI
Tra qualche mese si vota. Il regime è già pronto, farà più che mai carte false mediatiche, ne fa fede – tanto eloquente quanto indecente – la nuova trasmissione del giovedì sera affidata a Giuliano Ferrara. E dispiegherà tutta la potenza di fuoco della sua capacità corruttiva, delle sue cricche di grassatori, delle sue legioni di cortigiani, di ladri, di evasori. Si vota, dunque..., ma il cittadino democratico, avrà qualcuno da votare? Il cittadino che si è opposto alla distruzione berlusconiana della Costituzione nelle piazze, nel web, o in un silenzio che non è immalinconito a disperazione, potrà esercitare davvero il suo frammento di sovranità, potrà scegliere il suo rappresentante? Si voterà infatti con il sistema “por - cata”, liste bloccate nominate dai capi-partito, e alla Camera maggioranza del 55% alla coalizione che arriva prima (anche con meno del 40%!).

I partiti del centrosinistra sono nel pallone, divisi su tutto, anche all’interno di ciascun partito, ma uniti nell’inossidabile volontà di tenersi stretto il monopolio delle candidature, di impedire che la società civile faccia irruzione nella competizione elettorale e nella vita istituzionale. In questo modo lavorano per il regime, per risuscitare uno zombie (sarebbe la terza volta!) che in tutto il mondo (putinismi esclusi) suscita ormai solo conati di disprezzo, incredulità, rigetto. Il centrosinistra nei vent’anni che ci dividono da Mani Pulite ha infatti perso sempre e solo perché ha respinto come “antipolitica” gli slanci, la passione civile, le lotte della “cittadinanza attiva”, costringendola a rifugiarsi nella rabbia del non-voto. Le cui dimensioni superano largamente il 10%. Decisivo per il risultato.

Perciò, se si vuole liberare l’Italia dal regime, anziché consegnarla a un baratro fascisteggiante, la strada è obbligata: ogni partito democratico deve indire primarie aperte (anche ai non iscritti) per scegliere i candidati alla Camera e al Senato. Ripetiamolo: non solo il candidato premier, ma i candidati al Parlamento. E tutti i partiti di centrosinistra devono aprire la coalizione a liste autonome della società civile. Senza questo duplice, impegnativo, solenne e immediato impegno, un regime moribondo per dismisura di malaffare, potrebbe ritrovare l’ossigeno della “mancanza di alternativa”. Perché sarebbero milioni i cittadini che rifiuterebbero di accomodarsi tanto nella padella delle vecchie nomenklature quanto nella brace dei Renzi & Co., sponsorizzati a paginate dal Foglio di Arcore.

(Paolo Flores D'Arcais)

25.10.11

troppi soldi nelle banche....

La crisi


Usa, troppi soldi sui conti correnti.
I depositi bancari ammontano già a 9.000 miliardi di dollari, una cifra mai vista. Ed entro la fine dell’anno potrebbero salire fino a quota diecimila. Un fenomeno da Grande Depressionedal nostro corrispondente
FEDERICO RAMPINI

NEW YORK – La montagna di cash sta raggiungendo un’altezza mai vista nella storia: siamo già oggi 9.000 miliardi di dollari, entro la fine dell’anno quota diecimila potrebbe essere vicina. Tutti soldi liquidi, depositati dagli americani sui loro conti correnti: letteralmente a far niente, perché le banche fanno fatica a utilizzare questa raccolta in modo redditizio.

È un’altra faccia della lunga crisi, o Grande Contrazione, che stiamo attraversando. È un fuggi fuggi generale dagli investimenti a rischio, un fenomeno di lunga durata che prescinde dalle oscillazioni quotidiani della Borsa: le famiglie americane investono meno in azioni, meno in bond, meno in fondi comuni e quant’altro, siamo ormai in piena “preferenza per la liquidità” (un fenomeno sinistro, perché fu studiato da John Maynard Keynes a proposito della Grande Depressione).

In positivo, questo è anche il risultato di un rinsavimento collettivo: dopo anni vissuti da “cicale”, in cui gli americani avevano ridotto la loro propensione al risparmio vicino a quota zero, oggi la percentuale del reddito disponibile che viene messa da parte è risalita oltre il 5,5%.

E la prudenza induce a tenere quei soldi nel contenitore più liquido che c’è subito dopo il materasso di casa: il conto corrente o deposito a vista. La massa di depositi amministrati dalle banche sta crescendo del 5% all’anno. Di riflesso, i rendimenti crollano.

Perfino i Certificate of Deposit (abbreviati in Cd) che sono dei buoni di cassa, ormai rendono lo 0,4% all’anno.

Sembrano lontanissimi i tempi in cui le banche Usa offrivano tassi del 3% e in aggiunta regalavano l’iPod per attirare clienti.
Adesso, se possono, i clienti li respingono. Così per esempio la Bank of New York Mellon è stata la prima a inaugurare l’interesse negativo: per scoraggiare i grossi clienti che stavano accumulando liquidità sempre più ingenti sui conti a vista, ha messo una commissione dello 0,13% annuo.
Praticamente è come affittare una cassetta di sicurezza: sei tu cliente che paghi per il servizio di custodia, mica ti aspetti che la banca ti dia un rendimento.

Questo mondo alla rovescia, si spiega anche con il fatto che le banche non trovano impieghi redditizi.
Un esempio dalla Wells Fargo: nel terzo trimestre di quest’anno ha visto affluire una massa aggiuntiva di 42 miliardi di dollari nei suoi depositi, ma è riuscita a impiegarne solo 8,2 miliardi in nuovi fidi e prestiti alla clientela. L’intermediazione tradizionale langue, anche questo ovviamente è un effetto della non-crescita. Né le banche possono cercare una via d’uscita nel mercato interbancario o prestando alla Federal Reserve:
la politica del tasso zero che la banca centrale applica da tre anni, ha chiuso anche quella valvola di sfogo.


(25 ottobre 2011)


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Fabio D'Urso:
Riassunto. L'Europa ci chiede di scegliere sul mercato di lavoro, e vuole la riforma del sistema legislativo sulle imprese. Napolitano ribadisce che le riforme strutturali si devono fare, marca la Merkel, sorpassa Sarkozy, e passa la palla a Berlusconi. Berlusconi scrive all'Europa e chiede permessi sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, sulle semplificazioni normative a vantaggio delle i...mprese e sul piano delle infrastrutture. Tutto chiaro, prossimamente step dopo step soluzioni per tutto il paese e per tutte le categorie. Non bisogna aver fretta quando un paese sta in ginocchio. L'importante è distrarre l'attenzione sui nodi, e sulle povertà specifiche, sul sistema delle grandi imprese, sulle banche, sulle anomalie della precarietà, della flessibilità all'italiana, sul lavoro illegale, e sulle mafie del paese.
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Stipendi d'oro - 5° -

Sergio Marchionne - 4.782.400€

finanza.it.msn.com

L'Amministratore delegato di Fiat si ferma al quinto posto con 4.782.400€


QUESTO signore e il quinto manager piu pagato al mondo per chiudere stabilimenti per tutta italia, forti tagli occupazionali nelle poche fabbriche rimaste aperte e sfrutta lo stato
.....cioe il popolo in particolare tutti i CONTRIBUENTI PRETENDENDO DALLE ISTITUZIONI MILIONI DI EURO PER LA CASSA INTEGRAZIONE E MOBILITA' A RUOTA LIBERA.

DOPO AVER GIA PRESO PER DECENNI CONTRIBUTI STATALI PER RICERCA INNOVAZIONE E SVILUPPO CHE HANNO PORTATO LA PERDITA DI MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO,
DELOCALIZZANDO IL MARCHIO FIAT.

IL TUTTO CON IL TOTALE AVVALLO DEI SINDACATI E NESSUNA PROCURA APRE UNA SOLO INCHIESTA,NONOSTANTE LE CONTINUE DENUNCIE DELLO SLAI COBAS .

24.10.11

Revisione del processo per la strage di via D'Amelio

Quale fu il ruolo dei servizi nella strage e nel successivo depistaggio?
.pubblicata da Adriana Jone
26 ottobre 2011
.Su "La Stampa" di oggi c'è un articolo sulla richiesta di revisione del processo per la strage di via D'Amelio in cui furono condannati quali esecutori materiali undici persone di cui oggi, grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, è emersa l'innocenza. La richiesta di revisione è stata presentata dal Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Catanissetta Roberto Scarpinato alla Corte d'Appello di Catania, accludendo la memoria di oltre 1000 pagine contenente i risultati delle indagini svolte dalla Procura, che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta Sergio Lari aveva presentato al PG nisseno:



http://www.antimafiaduemila.com/content/view/35904/48/



Prima una domanda: Spatuzza ha raccontato che c'era un uomo esterno a Cosa nostra quando imbottirono la 126 di tritolo. Che fine ha fatto?



Spatuzza stesso aveva indicato Lorenzo Narracci, poi alla fine il riconoscimento ha dato esito negativo..... Stessa cosa per Massimo Ciancimino.... (solo che il testimone che non si voleva più utilizzare è stato incriminato per calunnia, mentre quello che serve per la revisione sugli esecutori materiali no). E così Narracci esce dall'inchiesta....



Lo stesso Narracci di cui si trova sempre traccia sui luoghi delle stragi... lo stesso Narracci che una volta coinvolto nell'inchiesta viene trasferito dall'AISI al DIS a Roma... lo stesso Narracci il cui coinvolgimento è stato discusso ad ottobre 2010 in una riunione del Copasir in cui si parlò delle accuse di Massimo Ciancimino a De Gennaro e Narracci... accuse che hanno provocato l'interessamento anche di Luigi Bisignani... e che hanno messo in allarme i più alti vertici istituzionali e politici (alla faccia dell'autonomia e indipendenza della magistratura e del segreto istruttorio).



Allora anche se non è Narracci, chi era quest'uomo di cui ha parlato Spatuzza? Se ne parla nella memoria presentata alla Procura Generale dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta?



Riguardo il depistaggio.... nell'istanza di revisione, che è un atto ufficiale, il procuratore generale Scarpinato deve ovviamente attenersi a quanto gli è stato presentato nella memoria come esito delle indagini dalla Procura della Repubblica nissena. E pare che le indagini in questo senso stiano ancora molto indietro.... Scarpinato infatti scrive che "siamo di fronte a un clamoroso errore investigativo prima e giudiziario poi, magari determinato dall’ansia di dare una risposta all’opinione pubblica, allarmata e disorientata dall’escalation stragista, ovvero il risultato di un vero e proprio depistaggio" e che sul gruppo di Arnaldo La Barbera non sono stati trovati "sufficienti elementi di riscontro alle accuse formulate nei loro confronti". Ricordiamo che attualmente ci sono tre funzionari della polizia indagati in merito al depistaggi.



Ma sinceramente l'ipotesi dell'errore investigativo dovuto alla fretta di trovare un colpevole non sta tanto in piedi visto che Scarantino è stato torturato per costringerlo ad autoaccusarsi e che gli dicevano cosa doveva dire. Il depistaggio ci fu. Ci fu la volontà di portare le indagini su una falsa pista, di arrivare a rapide conclusioni per impedire che si seguissero altre piste, come ad esempio quella che avrebbe potuto portare alla base del SISDE al castello Utveggio...



Scarantino fu arrestato il 26 settembre 1992. Il 30 settembre Bruno Contrada (numero tre del SISDE) andò dall'allora procuratore nisseno Tinebra e gli consegnò il primo dossier per accreditare il falso pentito. Come risulta dall'agenda di Contrada, con lui c'era l'allora capo dell'agenzia SISDE di Caltanissetta, Rosario Piraino. Lo stesso Rosario Piraino, tuttora in forza all'AISI (l'ex SISDE), che è stato riconosciuto in foto da Massimo Ciancimino come il braccio destro del sig. Franco, quello che si faceva chiamare capitano, indagato dalla Procura di Palermo per violenza privata aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra, in quanto ha più volte minacciato il testimone affinché non parlasse.



Poco dopo questo riconoscimento arrivò a Massimo Ciancimino una lettera di minacce che terminava così:



"Sappiamo tutto sul contenuto delle deposizioni fatte con i magistrati S. Lari e compagni ed A. Ingroia e compagni, ulteriore aggressione intrapresa col fine di coinvolgere e infangare illustri servitori dello Stato, uomini che a differenza di taluni magistrati hanno anteposto i più alti ed onorabili valori alla loro stessa esistenza. Un consiglio, vada via dall'Italia, taluni crediti non possono essere più posticipati. Sono state disposte più operazioni a garanzia della democrazia, tutte in attesa di essere eseguite. Un solo fine frutto di più azioni, cinque, un numero che dovrebbe farla riflettere, le mie credenziali in busta".



Cinque i proiettili di kalashnikov acclusi in busta. Cinque come il numero con cui era contrassegnata la fotografia riconosciuta da Ciancimino.



Poi entrò in scena Arnaldo La Barbera con la sua squadra. Ma chi c'era dietro La Barbera, a chi faceva riferimento? Chi può credere che fece tutto da solo? La Barbera fu promosso questore di Palermo da Nicola Mancino, lo stesso Nicola Mancino che nell'aprile '93 promosse Gianni De Gennaro (attuale capo del DIS ovvero dei servizi segreti) a capo della DIA. La Barbera - è un fatto - entrò a far parte dei De Gennaro boys, gli intoccabili De Gennaro boys che sono passati indenni anche dalla vicenda del G8. Le cui carriere spedite li hanno portati ad occupare tuttora i più alti posti negli apparati dello Stato. Pare che il destino di Arnaldo La Barbera sia fare da scudo ai suoi superiori... come per il G8 di Genova...

Adriana Stazio
25 ottobre 2010

.

22.10.11

FINALMENTE CI SONO RIUSCITI !


Media & regime |
di Carlo Tecce
22 ottobre 2011
Sei anni fa era un’azienda in salute oggi la Rai ha le casse semivuote
A causa dei ritardi del Tesoro nel versare i soldi raccolti con l'abbonamento, le casse di via Mazzini sono vuote: a dicembre rischio blocco per tredicesima, stipendi e pagamenti ai fornitori.

Non è un programma d’informazione domestica, ma l’ultima deriva di viale Mazzini: persino per la Rai è una fatica arrivare a fine mese.
Non bastano 2,5 miliardi di euro l’anno fra canone e pubblicità. Non bastano fidi bancari che sfiorano 700 milioni di euro.
Non bastano piani industriali che nascondono licenziamenti. E dicembre fa paura: c’è il rischio che l’azienda possa bloccare le tredicesime, forse pure gli stipendi, e tanti auguri ai 13 mila dipendenti.
Nemmeno un euro, poi, per i fornitori che, ormai senza pazienza, aspettano i pagamenti.

La cassa è vuota, strangolata dai ritardi del Tesoro nel versare il malloppo pubblico, 1,6 miliardi di euro raccolti con l’abbonamento: consumata la metà, mancano 800 milioni.
A settembre avevano promesso 400 milioni, poi rinviati in tre comode rate a ottobre; adesso per l’assegno finale di 400 milioni dicono dicembre: se slittano di due settimane, addio retribuzioni (un macigno da 80 milioni di euro al mese). La Rai ripara il pallone sgonfio con cuciture improvvisate.
Più passa il tempo, più il buco s’allarga. Ecco, l’ennesimo palliativo: un prestito di 80 milioni di euro per gentile concessione di Bei, la Banca europea per gli investimenti.
La rete per diffondere il segnale del servizio pubblico – antenne, piloni, ferro – è l’unica proprietà di viale Mazzini.

Dilapidato il patrimonio culturale, povero di contenuti e ricco di contenitori, l’azienda mostra le strutture di Raiway con l’illusione di chi, finito in disgrazia, cerca di salvarsi svendendo l’eredità. Raiway vale un miliardo di euro, estrema garanzia per chiedere o trovare soldi.
Alessandro Penati, economista della Cattolica, intravede nuvoloni minacciosi su viale Mazzini: “Quando sei disposto a cedere il bene più solido e prezioso, significa che sei in corsa verso il fallimento e cerchi di mascherare il debito.
La Rai può smobilitare Raiway, ma poi deve noleggiare le frequenze per andare in onda oppure vogliono chiudere le televisioni?”.

Nel bilancio 2011 i debiti consolidati superano i 350 milioni di euro. Il peggio è dietro l’angolo: nel 2012, per resistere sul mercato, la Rai deve comprare i diritti per le Olimpiadi e l’Europeo di calcio, una botta di 140 milioni di euro. Dove cercare 140 milioni di euro senza aumentare i 350 milioni di esposizione bancaria? Non con la pubblicità.
La concessionaria Sipra ha raccolto 980 milioni di euro (50 in meno che nel 2010), e le previsioni sono pessime: “L’anno prossimo dovremo fronteggiare il calo di ascolti e la prevedibile crisi finanziaria, qualsiasi stima è troppo ottimistica”, spiegano fonti qualificate di Sipra. Dicembre sarà il primo esame di stabilità, ancora più dura sarà tra gennaio e marzo.
Senza canone e senza tesoretti.

Sei anni fa, mica nel dopoguerra, la Rai era un’azienda sana. Il passaggio al digitale terrestre, una manna per Mediaset e una condanna per viale Mazzini, è costato 500 milioni di euro, soltanto il governo Prodi ha contribuito con 58 milioni di euro, Silvio Berlusconi ha pensato bene di non aggiungere.
In Gran Bretagna per assorbire le nuove spese, la Bbc ha aumentato il canone di 20 sterline.
Qui scherzano con le diffide: il Consiglio di amministrazione ha intimato al ministero dello Sviluppo di pagare 1,3 miliardi di euro per onorare il contratto di servizio (quel documento che giustifica la tassa chiamata canone, che però non copre i costi di quelle trasmissioni qualificate come “servizio pubblico”).
Sai che paura, avrà detto il ministro Paolo Romani.

Senza sparare cifre colossali, seppur legittime, la Rai poteva confermare l’accordo con Sky per trasmettere sul satellite, 350 milioni di euro in 7 anni sdegnosamente rifiutati dall’ex direttore generale, Mauro Masi.
Bellissimi quei 13 canali di offerta gratuita, anche inutili però: nessun inserzionista sgomita per piazzare un prodotto a Rai 5 o Rai Gulp. Guai a toccare l’appalto, ogni anno benedetto: 224 milioni di euro per società esterne, 200 milioni per le serie televisive; profumati contanti per imprenditori che vengono, incassano e salutano, che sia un successo o un disastro.
Dentro, il nulla: “La Rai si costruisce fuori, non nei suoi studi – commenta il professor Penati – .
Non può vantare una scuola per sceneggiature o varietà, né marchi né autori. Logico che finisci con i creditori che ti circondano, e devi tranquillizzarli subito perché altrimenti sei spacciato. Mi ricorda un po’ la logica del San Raffaele di Milano che rinviava i pagamenti ai fornitori, fin quando ha portato i libri contabili in tribunale”. La soluzione non è vendere: “Chi acquista un’automobile vecchia e rotta con pochi pregi e tanti difetti?
La Rai ha due strade: o taglia i costi del 30 per cento o morirà per rinascere male come Alitalia con i soliti salvatori della patria”.
E i cittadini costretti a svenarsi ancora.
da Il Fatto Quotidiano del 22 ottobre 2011



21.10.11

QUELLO LI'.......................

LE ANTICIPAZIONIIl
premier: "Mai aiutato Tarantini e Lavitola"
E scarica le colpe sul maggiordomo Alfredo

Intervista a Silvio Berlusconi nel nuovo libro di Bruno Vespa, in cui il presidente del consiglio dà la sua versione dei fatti sui rapporti con l'imprenditore pugliese e il faccendiere latitante.
E contrattacca sulle procure: "Bisogna ristabilire l'ordine, siamo oltre al livello di guardia"

(ansa)
ROMA - Il premier nega su tutta la linea gli scandali che lo coinvolgono insieme a Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola, e contrattacca sulla giustizia. La sua risposta alle numerose domande poste dall'opinione pubblica arriva, come ormai da tradizione, nel nuovo libro di Bruno Vespa in uscita a fine mese ("Questo amore", per Mondadori - Rai Eri).

Lavitola e Tarantini. Invenzioni, strumentalizzazioni politiche e in subordine equivoci e incomprensioni: Silvio Berlusconi derubrica così le accuse e e le critiche per i suoi rapporti con Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini. Finendo poi per 'accusare' il suo maggiordomo, Alfredo: sarebbe stato lui - è la versione del premier - ad avergli passato l'ex direttore dell'Avanti al telefono, un telefono con una scheda panamense e quindi considerata sicura.

"Una sera Alfredo si affacciò alla porta del mio studio con un cellulare in mano. 'Dottore, mi disse, Lavitola ha chiamato almeno venti volte, vuole rispondergli almeno una volta?' ci parlai, ma con il convincimento che il cellulare fosse quello di Alfredo", racconta il Cavaliere a Vespa.

Quanto a Tarantini, "non gli ho reso un solo favore. Non l'ho assolutamente presentato e messo in contatto con persone di Finmeccanica. Un giorno lo sentii al telefono mentre ero a fianco di Guido Bertolaso 1, glielo passai per un saluto. Ma nemmeno dalla Protezione Civile ebbe alcunché".

Le intercettazioni. E quando lo stesso Berlusconi, sempre al telefono con Lavitola 2, disse "facciamo fuori il Palazzo di Giustizia e assediamo Repubblica"?. Anche lì, niente di vero. "Per l'ennesima volta è stato vergognosamente travisato il senso della conversazione, che andava esattamente nella direzione opposta. Ogni comportamento o manifestazione eversiva è esecrabile. Figuriamoci se me ne voglio intestare una o capeggiarla". Nell'occasione Berlusconi parla sì di rivoluzione, ma rievocando il mantra del 1994: "Ambisco a quella liberale".

I PROCESSI DEL CAVALIERE 3

Contro la magistratura. L'attacco al potere giudiziario è invece frontale: "Una specie di rivoluzione la stanno tentando di fare alcune procure politicizzate. Pensi - spiega il premier a Bruno Vespa - al caso Mediatrade: quando in un processo mi consentono di esercitare il diritto di difendermi, i risultati si vedono e vengo immediatamente prosciolto. Quando in un paese democratico si arriva a violare il domicilio del presidente del Consiglio, e a considerare possibile indiziato di reato chiunque vi faccia ingresso, significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato, e che è giunto il momento di ristabilire una reale separazione fra i poteri e gli ordini dello Stato". Qui il riferimento è allo scandalo Ruby 4.

E ancora: "Sia chiaro che io non ho alcun timore di farmi giudicare: davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in quasi vent'anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito un topolino: i pubblici ministeri che hanno ossessivamente indagato sulla mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto al vaglio dei tribunali".

Secondo il premier, il Csm in questi anni ha "agito di fatto" da terza Camera, "pretendendo di giudicare cosa il parlamento e il governo debbano o non debbano fare, con ciò stravolgendo il principio della divisione dei poteri".


(22 ottobre 2011)
pubblicata da Informare ControInformando News il giorno domenica 23 ottobre 2011 alle ore 1.02.di Superbonus

Se pensavate di aver visto tutto in questa pazza gestione della crisi del debito europeo vi siete sbagliati. La nuova proposta di cui si discuterà al vertice di domenica su cui si stanno scontrando Francia e Germania, è sorprendente.

Si prende quel che rimane del fondo salvastati (Efsf), circa 220 miliardi, e con quello si garantisce il 20 per cento di un eventuale perdita sui bond emessi dai Paesi europei. Così da garantire parzialmente circa 1000 miliardi di nuove emissioni (622 saranno con certezza le emissioni italiane dal 2012 al 2014 e 281 miliardi quelle spagnole).

Per il vecchio debito, circa 1600 miliardi di euro per l’Italia e 800 per la Spagna, non resta niente.

Lo stesso dicasi per Belgio e Francia che, se dovessero avere problemi, non solo si attaccherebbero al famoso tram ma farebbero venir meno la costruzione delle garanzie, visto che Parigi contribuisce per 158 miliardi al fondo.

La Francia ha una debolezza strutturale: le sue banche sono esposte al debito di tutti i Paesi in difficoltà. Ma è proprio la Francia che offre le garanzie per sostenere i bond dei Paesi a rischio: non su quelli che sono posseduti dalle sue banche (i vecchi), bensì su quelli che saranno emessi in futuro. In pratica, se uno solo dei Paesi critici non riesce a pagare il debito, la Francia salta due volte: la prima a causa delle sue banche piene di vecchio debito, la seconda a causa delle garanzie che ha dato. Sempre che in uno scenario del genere le garanzie valgano qualcosa.

In questa storia di ingegneria finanziaria ancora nessuno ha versato un euro. Le garanzie sono pezzi di carta: i creditori hanno la promessa che Francia, Germania, Olanda e Finlandia pagheranno. Ma le promesse degli Stati, di fronte alla burrasca, sono come quelle dei marinai.

La speranza è che gli investitori se la bevano, e comprino nuove emissioni mentre la Bce continua a sostenere il prezzo delle vecchie.

Ma è proprio la Bce il secondo punto debole del piano: se continuerà a comprare i bond di Italia e Spagna anche in presenza della garanzia Efsf, gli investitori venderanno i vecchi bond per comprare i nuovi.

A quale prezzo la Bce comprerà, per che ammontare? Nessuno lo sa e la Bce non lo dice, ripete solo di non voler “monetizzare il debito” cioè di non voler stampare denaro per comprare i titoli di Stato. Ma se continua a comprare dovrà prepararsi ad assorbire fino ad 1000 miliardi di carta, perché gli investitori tenderanno a sostituire tutti i vecchi bond con le nuove emissioni, questo non è forse monetizzare il debito?

L’accordo che si profila non ha logica economica, è solo un compromesso politico fra la Germania che non intende né aumentare le risorse del Esfsf né consentire un intervento decisivo della Bce, e la Francia che è alla ricerca di una mossa disperata che le eviti una nuova pesantissima manovra finanziaria alla vigilia delle presidenziali e che dia respiro alle sue banche. Non sappiamo se questo piano ha un nome ma andrebbe ribattezzato piano “speranza”: si lancia l’ennesimo progetto inutile nella “speranza” che il mercato ci creda.

www.superbonus.name  
da il FATTO Q.

25.6.09

LA BREVE STORIA DEL BO.BI.


Una storia quasi dimenticata.
"Smettila di rompere i coglioni. Hai la voce da deficiente. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi facciamo chiudere tutti. Vi conosciamo tutti. Bastardi. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio forever"

Dalle parole ai fatti.

BREVE STORIA DEL BO.BI

(Tratto dal "Manuale per un consumo responsabile" di Francesco Gesualdi - Ed. Feltrinelli)

"Tutto cominciò nel novembre 1993. Mentre Roma era in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco, successe che Silvio Berlusconi, proprietario di un vasto impero finanziario comprendente Standa, Mondadori e quattro reti televisive, dichiarò senza mezzi termini che se fosse stato cittadino romano avrebbe dato la sua preferenza a Gianfranco Fini. Per colmo di provocazione, la di­chiarazione venne fatta in una regione di sinistra come l’Emilia Ro­magna in occasione dell’apertura di un nuovo supermercato Stan­da a Casalecchio sul Reno in provincia di Bologna.

Di fronte a questa dichiarazione, l’Italia più avanzata entrò in agitazione. Era ancora fresco l’esempio di quanto era accaduto in Brasile dove Marinho, proprietario televisivo locale, aveva fatto eleggere presidente un uomo poco “limpido” come Collor de Mel­o. Dunque bisognava lanciare un messaggio forte e fermare sul nascere il tentativo di utilizzare il proprio potere economico e il possesso di tv commerciali per orientare la politica italiana. Così nacque l’idea di organizzare un boicottaggio contro la Standa e contro le televisioni di Berlusconi. L’idea fu di Gianfranco Mascia, 34 anni, leader degli ambientalisti e del movimento nonviolento di Ravenna, proprietario di una piccola agenzia pubblicitaria, che il 24 novembre lanciò il suo appello a tutti i progressisti:

“Smettiamo di comprare i giornali di Berlusconi e di fare la spesa nei suoi supermercati. Ritiriamo la pubblicità dalle sue rivi­ste e dalle sue televisioni. Boicottiamo le sue reti tv”. Così partiva il boicottaggio, denominato Bo.Bi. (Boicottate il Biscione), che incontrò immediatamente il consenso di migliaia di cittadini.

Alcuni quotidiani gli dettero voce. “La Repubblica”, per esem­pio, diede subito ampio risalto all’iniziativa riportando anche i nu­meri di telefono e di fax per mettersi in contatto con il centro coor­dinatore del Bo.Bi. Ecco quanto scriveva “la Repubblica” del 26 novembre: “Telefoni roventi, fax intasati, cellulari in tilt, uffici pie­ni zeppi di fogli contro lo strapotere del ‘cavaliere nero’. In tutta la penisola si è formata una ventina di comitati cittadini contro Berlusconi anche detto ‘Sua Emittenza’. Nel giro di poche ore si è mobilitata un’armata anti-Berlusconi senza precedenti. Co­mitati cittadini, legati a verdi e ambientalisti di ogni colore, sono spuntati da Palermo a Piacenza, da Caserta a Torino, a Roma, Ba­ri, Napoli, a Brescia. E ieri sera è nato un comitato pure a Mila­no, segno che la protesta va forte anche sotto le guglie del Duo­mo: ‘Siamo in tanti — dice Mascia- e il nostro Bo.Bi. la farà vede­re brutta al signore del Biscione’. Tuona la Lega Ambiente, che prima annuncia addirittura uno sciopero sportivo fra i supporter rossoneri, poi ci ripensa e spiega che la protesta contro il Milan era solo una provocazione, una trovata per stemperare la tensio­ne che si respira in questi giorni. Invitiamo piuttosto i lavoratori di Standa, Fininvest e i tifosi del Milan a votare Rutelli”’.

Una cosa è certa: Bo.Bi. fa proseliti ovunque. A Firenze le ade­sioni contro il “cavaliere nero” arrivano da gente comune, pen­sionati, studentesse. Prende posizione persino qualche prete, per non parlare del supporto di docenti universitari, del sindaco di Prato Claudio Martini e dello scrittore Saverio Tutino. In Emilia, a favore dei tanti comitati Bo.Bi., si esprime il parlamentare Sau­ro Turroni, l'Assessore alla Cultura della regione Felicia Bottino pidiessina come Fabrizio Matteucci, segretario provinciale della Quercia a Ravenna.



“Ma — racconterà più tardi Gianfranco Mascia — assieme ai messaggi di solidarietà, fin dall’inizio cominciarono ad arrivare anche dei messaggi minacciosi. Noi, però, non ci lasciammo intimidire. Nel giro di pochi giorni si costituirono una settantina di Bo.Bi. in tutte le parti d’Italia. Incoraggiati da questa risposta positiva proclamammo il 29 novembre Giornata nazionale di boi­cottaggio contro il Biscione. Per quella giornata chiedevamo a tutti gli italiani di fare uno sforzo particolare per prendere le di­stanze da tutto ciò che fosse di Berlusconi. Di nuovo invitavamo tutti a non mettere piede alla Standa, a non comprare le riviste Mondadori, a non sintonizzarsi sui canali di Berlusconi. Voleva­mo mostrare a Berlusconi che così come abbiamo contribuito al­la sua ascesa comprando le sue merci, noi abbiamo anche il po­tere di fermare il suo complesso di onnipotenza.”

Iniziarono i volantinaggi davanti alla Standa, e tramite il tam tam delle radio locali e dei bollettini di ogni associazione e grup­po l’indicazione arrivò in ogni angolo del paese.

Fu un successo clamoroso: secondo i dati Auditel, la sera del 29 novembre le reti della Fininvest registrarono un calo di au­dience di due milioni e ottocentomila presenze. Gli oppositori di Mascia portarono a pretesto la concorrenza di un film molto at­teso sulle reti Rai, ma molti giurano che dietro quella sonora scon­fitta c’era lo zampino del Bo.Bi.

Dopo quel 29 novembre, l’Italia intera entrò in campagna elet­torale e Berlusconi alzò il tiro fondando Forza Italia. Il Bo.Bi. di­venne un movimento sempre più politico e oltre a continuare a proporre il boicottaggio contro gli affari di Berlusconi, sostenne il referendum per l’abrogazione della legge Mammì, lanciò la cam­pagna “il numero al verde” — un invito a mandare in tilt il 144 di Forza Italia — e la campagna “sconsigli per gli acquisti” — un appello a segnalare i candidati “sporchi”. Continuò a volantinare davanti alla Standa e agli stadi dove giocava il Milan, squadra di cui Berlusconi è presidente.

Intanto i messaggi intimidatori inviati a Gianfranco Mascia si intensificavano. Minacce inviate sul suo cellulare, il cui nu­mero era stato reso pubblico anche alla trasmissione Il Rosso e il Nero, per raccogliere adesioni alla campagna. Tanti gli insulti e gli avvertimenti, ma fra tutti quello più minaccioso era stato gridato da una voce giovanile, forse lombarda, forse piacentina:

“Ti spaccheremo il culo, sappiamo dove trovarti”. Voci rimaste sul nastro della segreteria telefonica, minacce di balordi giunte soprattutto dal Veneto e Lombardia, alle quali né lui né i verdi dei comitati Bo.Bi. avevano dato importanza. Tutti pensavano che lo squadrismo appartenesse al passato, ma si sbagliavano. Il 19 febbraio 1994, verso le 11 del mattino, mentre Gianfranco Mascia si trovava tutto solo nel suo studio, sentì due persone dietro la porta d’ingresso. Poi uno entrò, si mise davanti a lui, e mentre sibilava: "Tu sai perché siamo qui”, lo tramortì con un colpo al­la testa. Poi, dopo avergli legato mani e piedi con un filo dì ferro, gli chiusero la bocca con un tampone, lo denudarono, gli tagliarono i capelli e lo violentarono con un manico di scopa.

Così si concludeva il Bo.Bi. che aveva sottovalutato il peso dello squadrismo fascista presente anche in Italia.

link utili:

http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/20/ecco_voce_dei_seviziatori_co_0_94022011696.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/1994/luglio/20/Buttafuori_gli_aggressori_Mascia_fondatore_co_0_9407202193.shtml


http://www.bobi2001.it/html/modules/news/

http://www.gianfrancomascia.it/index.php/chi-sono/http://www.bobi2001.it/chisiamo.htm


http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1741847



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9.6.09

C'è «clamore», giochiamo alla ronda di Alessandro Robecchi

C'è «clamore», giochiamo alla ronda di Alessandro Robecchi
Ieri alle 9.33
Ha ragione Roberto Maroni: le ronde faranno diminuire gli stupri. Centinaia di mariti fuori a fare le ronde, significa centinaia di mogli a casa da sole, dunque meno esposte a pestaggi e violenze sessuali.
È una mera notazione statistica, non se la prendano gli indagati per istigazione all'odio razziale che militano nello stesso partito del ministro degli Interni. Ha ragione anche Silvio Berlusconi: gli stupri sono diminuiti, ma le ronde si fanno lo stesso perché su questa faccenda c'è «clamore».
Ma che razza di bastardi sono quelli che fanno «clamore» su stupri e violenza?
Non saranno mica i proprietari di televisioni che aprono con la cronaca nera ogni edizione del telegiornale!
Tanto per gradire
(fonte: Centro d'Ascolto sull'Informazione Radiotelevisiva), ecco qualche numero. Nel 2007 hanno aperto il loro notiziario con la cronaca nera, creando apprensione e paura nel paese, i seguenti telegiornali.
Tg1, 36 volte, Tg2, 62 volte, Tg3 32 volte, Tg4 70 volte, Tg5 64 volte e Studio Aperto (record! Il tg tette&culi non delude mai) 197 volte.

Se ne deduce che durante la scorsa campagna elettorale le televisioni di proprietà del candidato Silvio Berlusconi hanno pompato sulla paura molto più delle altre (insieme al fedele Tg2).
È un dato di fatto.
Impaurito a dovere il paese, creato quel «clamore» che oggi si denuncia, si è passati all'incasso vincendo le elezioni e preparando il terreno per il razzismo applicato e la pulizia etnica di questi giorni. Ora la situazione è più complessa: lo statista Berlusconi deve dire (per forza!) che i reati sono calati, ma ricorre alla decretazione d'urgenza a causa del «clamore».
In sostanza a causa della propaganda delle sue televisioni. Quanto alle ronde, si vorrebbe far credere che nascono per impedire la furia del popolo che vuole farsi giustizia da sé.
In italiano tutto questo ha una sola definizione: la faccia come il culo.
Resta da chiedersi, quando cominceremo noi a dire a questi ceffi:
tolleranza zero?

(NOTA MESSA da nicola bressan)

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IL CONTROLLO DELL’OPINIONE PUBBLICA



Come ogni regime politico fa perno sui governati, la madre di tutte le battaglie ha luogo all’interno dello scenario dell’opinione pubblica, di cui si cerca il consenso.

Nel XVIII secolo il pensatore inglese David Hume convertì il luogo comune in una teoria dello stato. “Il governo si basa solamente sull’opinione”, disse quando ebbe saggiamente capito che i governanti non sono sostenuti se non dal potere concentrato di pareri simili di privati cittadini.

Anche Jean Jacques Rousseau, creatore del Contratto Sociale, affermò in modo simile: “L’opinione, regina del mondo, non è sottomessa al potere dei re; essi stessi sono i suoi primi schiavi”.

All’interno del comunismo fu l’italiano Antonio Gramsci, considerato il Lenin della rivoluzione in occidente, quello che comprese come nessun altro che la lotta per il potere è una lotta ideologica. Gramsci non consigliava ai suoi di prendere l’apparato statale con la violenza. Proponeva invece di infiltrarsi nelle trincee della società civile (scuola, media, chiesa ecc.), in seno a cui si forma l’opinione pubblica.

Nella storia, diceva, abbondano gli esempi di personaggi che, arrivati ad impadronirsi dello stato senza avere il consenso ideologico della società, dovettero alla fine lasciare quel potere effimero. Una delle fonti principali dell’opinione pubblica sono i mezzi di comunicazione, che secondo una strategia rivoluzionaria in chiave gramsciana emergono come una delle trincee da conquistare.

In questo senso, tra gli esperti di comunicazione si è creato il problema di determinare il vero potere dei mezzi d’informazione sul pubblico. Una corrente di pensiero sostiene che sono onnipotenti.

La cosiddetta “teoria ipodermica” assicura che i mezzi instillano i loro messaggi nel pubblico, che li riceve passivamente e reagisce secondo schemi fissi.

Se, come dice Hume, “il governo si basa solo sull’opinione”, si capisce che chi ha la capacità di condizionare il pubblico, nella fattispecie i mezzi d’informazione, ha a sua volta un immenso potere persuasivo sulla sfera politica.

Un professore nordamericano, Herbert Schiller (1919-2000), specialista in comunicazione e cultura, ha abbozzato questa inquietante teoria: “Le guerre future saranno vinte da chi controllerà i mezzi di comunicazione e potrà contare sull’appoggio delle grandi aziende, le multinazionali con la capacità di ribaltare e mettere in piedi i governi”.

In Argentina molti conferiscono queste capacità al gruppo multimediale di proprietà del quotidiano “Clarín”. Si porta come esempio il fatto che l’imposizione nel paese della “pesificazione asimmetrica” * avvenne grazie alla campagna a favore portata avanti dal gruppo. Grazie a questo accorgimento il gruppo Clarín avrebbe superato una situazione economica critica, in quanto era già pesantemente indebitato in valuta statunitense. Il governo Kirchner, che fino a poco fa aveva l’aperto appoggio di “Clarín”, oggi sembra aver rotto questa relazione.

Indipendentemente da questo incidente, molti credono che, per un candidato a una qualunque funzione pubblica importante, in Argentina oggi sarebbe problematico avere successo senza l’appoggio di questi media.

Dall’altra parte ci sono coloro che propongono il controllo statale dei media. Alla fine si tratta di rimpiazzare un monopolio con un altro.

Il tentativo ricorda il tema di “1984”, il romanzo di George Orwell, scritto nel 1948, in cui si ipotizza un regime politico in cui si mescolano nazismo e stalinismo e che utilizza i mezzi di comunicazione per dominare la società.

*Politica monetaria al tempo della crisi argentina del debito che prevedeva un diverso tasso di conversione tra peso e dollaro a seconda dell'ammontare totale dei depositi. Una spiegazione nel contesto della crisi argentina può essere trovata al seguente link (in spagnolo). N.d.r.

Titolo originale: "El control de la opinión pública"

Fonte: http://www.eldiadegualeguaychu.com.ar www.comedonchisciotte.org

SERATA SAN REMESE..

Marino de Falco alle 20.57 del 21 febbraio
Io dico da un po' di tempo sempre la stessa cosa, sarà una scemata ma la ripeto anche qui... Sembra sia un fatto vero che Nerone era un imperatore molto amato perchè offriva al popolo grandiosi spettacoli circensi.
E anche la famosa frase "panem et circenses" (Giovenale) era riferita al fatto che offrendo al popolo spettacoli al circo e pane, questo rimaneva tranquillo.

Parametrando il tutto ai tempi moderni ecco che io vedo la televisione come gli spettacoli nella Roma antica, nelle città del mondo Romano. Beccatevi 'ste belle donne seminude, eccovi partite ogni sera, assistete ai litigi in diretta di uomini e donne pseudo-politici, e via così discorrendo...

Io ho questa convinzione e me la tengo, l'ho buttata in questa discussione solo per dire che io, nel mio piccolo cerco di non farmi coinvolgere in questo intorpidimento mentale. Perciò anche se tanta gente segue Sanscemo, io mi infilo le cuffie e alzo il volume al massimo possibile per ascoltare tutto quello che è Musica.

30.5.09

la censura del berlu





PARLA IL FRATELLO DEL FOTOGRAFO DENUNCIATO DA BERLUSCONI:HO LEVATO IL VIDEO PERCHE' DISTURBAVA. ASCOLTATE SOLO LE SUE RISPOSTE AL GIORNALISTA TELEVISIVO CHE LO INTERVISTA E DITEMI SE QUESTO UOMO HA TORTO O RAGIONE.CLICCATE SULLA STRISCIA.



L'ANALISI Il nuovo volto del poteredi GIUSEPPE D'AVANZO


IL "caso Berlusconi" svela da oggi anche altro e di peggio.
Ci mostra il dispositivo di un sistema politico dove la menzogna ha, non solo, un primato assoluto, ma una sua funzione specifica.
Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo.
Distruttiva della trama stessa della realtà; punitiva della reputazione di chi, per ostinazione o ingenuità o professione, non occulta i "duri fatti"; creatrice di una narrazione fantastica che nega eventi, parole e luoghi per sostituirli con una scena di cartapesta popolata di fantasmi, falsi amori, immaginari complotti politici.



E' stato per primo Silvio Berlusconi a muovere. Si scopre vulnerabile nelle condizioni di instabilità provocate dalle parole della moglie ("frequenta minorenni", "non sta bene") e fragile per la sua presenza nella peggiore periferia di Napoli a una festa di compleanno di una minorenne. E' dunque costretto a mostrare, senza finzioni ideologiche, il suo potere nelle forme più spietate dell'abuso e della pura violenza. E' già un abuso di potere (come ha scritto qui Alexander Stille) in un pomeriggio di autunno telefonare, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina che sta facendo i compiti nella sua "cameretta" per sussurrarle ammirazione per "il volto angelico" e inviti a conservare la sua "purezza". E' un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di "una decennale amicizia" con il premier, nata invece soltanto sette mesi prima grazie a un book fotografico finito non si sa come sullo scrittoio presidenziale.



E' pura violenza pretendere che gli si creda quando dice: "Io non ho detto niente". Tutti abbiamo sentito Berlusconi dire, spiegare, raccontare in pubblico e soprattutto contraddirsi e mentire. Ora egli pretende che il potere delle sue parole sulla realtà e sui nostri stessi ricordi sia, per noi, illimitato e indiscusso. Esige che noi dimentichiamo ciò che ricordiamo e crediamo vero ciò che egli dice vero e noi sappiamo bugiardo. Non ha detto niente, no? Berlusconi chiede la nostra ubbidienza passiva, l'assuefazione a ogni manipolazione anche la più pasticciata. Reclama una sterilizzazione mentale (e morale) dell'intera società italiana.


Già basterebbe questo atto di pura violenza per riproporre le dieci domande a cui il capo del governo non vuole dare risposta da più di due settimane perché, palesemente, non è in grado di farlo. Se lo facesse, potrebbe compromettere se stesso, rivelare abitudini e comportamenti in rumorosa contraddizione con il suo messaggio politico (Dio, patria, famiglia).
C'è altro, però. Berlusconi sa che questa prova di forza non lo mette al sicuro dal potenziale catastrofico della "crisi di Casoria". Sa che spesso i fatti sono irriducibili e hanno la tendenza a riemergere. Sa che per distruggere quella realtà minacciosa, deve distruggere presto e nel modo più definitivo chi la può testimoniare. Anche in questo caso il premier ha deciso di muoversi con un canone di assoluta violenza. E' quel che accade in queste ore. Per raccontarlo bisogna ricordare che i giorni non sono passati inutilmente perché hanno offerto a chi ha voglia di sapere e capire qualche accenno di "verità".
Veronica Lario dice a Repubblica che il premier "frequenta minorenni". Berlusconi nega dinanzi alle telecamere di Porta a porta di frequentare minorenni.
Mente, ora è chiaro. Ci inganna intenzionalmente e consapevolmente, ben sapendo che cosa vuole deliberatamente nascondere. Ha frequentato la minorenne di Napoli come altre minorenni hanno affollato le sue feste e affollano i suoi weekend nella villa di Punta Lada in Sardegna. Dov'erano quelli che oggi minimizzano la presenza di ragazzine alla corte di un anziano potente di 73 anni quando quel signore negava di "frequentare minorenni"?

Un secondo punto, fermo e indiscutibile, è l'inizio dell'amicizia con Noemi, la ragazza napoletana. La retrodatazione del legame tra il premier e la famiglia della ragazza al 1991 si è rivelata posticcia e contraddittoria. I suoi incontri con la minorenne, anche in assenza dei genitori, sono stati documentati (Villa Madama; Capodanno 2009 a Villa Certosa). L'inizio dell'affettuosa e paterna amicizia tra il capo del governo e la minorenne è stata testimoniata dall'ex-fidanzato della ragazza, confermato da una zia di Noemi, fissato nell'autunno del 2008.

Contro questi "punti fermi", che lasciano il premier nudo con le sue bugie, si è scatenata una manovra utile a scomporre, ricomporre e confondere i fatti in un caleidoscopio mediatico di immagini false dove l'arma è la menzogna e gli armigeri sono i giornalisti stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori; i corifei del leader, forti dell'immunità parlamentare e disposti a ogni calunnia. Buon'ultima Daniela Santanché che accetta di fare, nell'interesse del Capo, il lavoro sporco di diffamarne la moglie ("ha un compagno"). Chiunque, in questo affare, abbia portato il suo granellino di verità viene ora sottoposto a un pubblico rito di degradazione fabbricato con un violento uso della menzogna.


Il primo assalto è toccato a Repubblica investita, dall'editore all'ultimo cronista che si è occupato del "caso", da un'onda di panzane. Prima il complotto politico (ma la polemica sulle veline è stata sollevata dal think tank di Gianfranco Fini). Poi la bubbola del pagamento del testimone (Gino Flaminio) che colloca la prima telefonata di Berlusconi a Noemi alla fine del 2008. L'accusa la grida in tv il ministro Bondi. Qualche giorno prima che un allegro commando di redattori del giornale della famiglia Berlusconi si scateni contro Flaminio allungandogli un paio di centoni "per l'incomodo" e realizzando la ridicola impresa di essere i soli a pagare l'ingenuo Gino. Che, anche se spaventato e intimorito, dice, ridice e conferma in tre occasioni di "non aver avuto un centesimo da Repubblica". Non è finita. Uguale trattamento viene inflitto al fotografo che ha immortalato, nell'aeroporto di Olbia, lo sbarco da un aereo di Stato delle ragazze (alcune, appaiono da lontano minorenni) invitate a allietare il fine settimana del presidente del consiglio. Infilato prima in una trappola dall'house organ di Casa Berlusconi, denunciato poi per truffa (improbabile reato) dall'avvocato del premier, la procura di Roma decide di sequestrare sia le immagini illegittime (scattate verso il patio di Villa Certosa) sia le foto legittime (raccolte in un luogo pubblico).

Siamo solo all'interludio perché il colpo finale, la menzogna usata come manganello punitivo, viene riservato alla prima e più autorevole testimone dell'instabilità psicofisica del premier e dei suoi giorni con le minorenni: Veronica Lario. Daniela Santanché (non è un'amica della Lario, non frequenta la villa di Macherio) svela a Libero che "Veronica ha un compagno". E, se "Veronica ha un compagno", come possono essere attendibili i suoi rilievi al marito? Il cerchio ora è chiuso. Il pestaggio menzognero è completo, anche se non concluso. Ciascuno ha cominciato ad avere quel che si merita.

Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un'altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere.
Si scorge nella "crisi di Casoria" un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l'irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l'impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d'interesse è stato "assorbito" dal Paese).
E' il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E' il paradigma di una macchina politica che intimorisce.
C'è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?
(1 giugno 2009)

4.5.09

2.2.09

Ida e Kristal


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VIVERE RICHIEDE UNO SFORZO
DI GRAN LUNGA MAGGIORE
DEL SEMPLICE FATTO DI
RESPIRARE ED ALLORA
LOTTEREMOIO E LA MIA
BAMBINA PER COMINCIARE
A VIVERE!!!


21 Novembre 2007

Mi chiamo Ida, ho 36 anni.
Scrivo questa lettera per chiedere una cosa molto semplice: attenzione da parte dello Stato in cui vivo e del Governo che voto. Attenzione in nome delle leggi che rispetto e delle tasse che pago.
Con questa lettera non voglio commuovere qualcuno, perchè non ho bisogno di compassione. Con questa lettera voglio chiedere risposta a dei “perché”.
Per quanto banale possa apparire, io sono nata in una famiglia umile, ma di sani principi. Mia madre operaia, mio padre decoratore a mesi alterni per sbarcare il lunario. Ma non mi hanno mai fatto mancare nulla, né a me, né ai miei fratelli, educandoci con i valori di rispetto e correttezza.
Decisi presto di interrompere gli studi per aiutare il bilancio della mia famiglia, trovando un lavoro.
Per anni ho lavorato ed infine mi sono sposata con l’uomo che nel 2000, quando non avevo ancora compiuto 29 anni, mi ha donato la luce dei miei occhi, mia figlia Kristal.
Diventando mamma realizzo il mio sogno più grande, credendo di non poter chiedere di più a Dio.
Quando Kristal compie 18 mesi io e mio marito la portiamo in ospedale perché ancora non cammina. Non lo sapevo, ma quel giorno mi sarebbe caduto il mondo addosso.
Il responso dei medici fu “tumore alla testa in fossa posteriore con conseguenza di idrocefalia”, ovvero accumulo anomalo di fluido cerebrospinale nel cervello.
Fu il giorno più terribile della mia vita.
Per due anni io e Kristal vivemmo ininterrottamente in ospedale. In quel periodo di tempo la mia piccola ha subito sei interventi eseguiti dal neurochirurgo Lorenzo Genitori con la sua equipe.
Questi interventi riescono a bloccare momentaneamente la crescita del tumore ed innestano internamente quello che si chiama shunt, o per meglio dire una valvolva che aiuta lo spurgo – per via intestinale – del liquido che ristagna a causa del tumore.
All’inizio non è stato facile accettare la sentenza, ma col tempo ho imparato. Ho imparato ad alleviare la sofferenza di mia figlia e la mia, ho abbandonato tutto quello che mi circondava. Purtroppo così facendo ho perso il lavoro e ho perso anche mio marito.
Oggi Kristal ha sette anni.
Ha subito altri interventi senza esito positivo e pur avendo un dottore che reputo formidabile, lei cammina appoggiandosi con la mano. Non pattina, non corre, non riesce a mantenere l’equilibrio, non va in bagno autonomamente ed ha due maestre di sostegno. Tutto questo non le permette di vivere una vita normale, come quella dei bambini della sua età.
Stiamo crescendo da sole, con problemi continui.
Lo Stato, il nostro Stato, mi penalizza, perché a 36 anni la società di cui esso è responsabile non mi permette di rientrare – e sottolineo rientrare – nel mondo del lavoro. Oltre al problema della mia età, vengo rifiutata perché sono tutelata dalla legge 104, essendo mia figlia diversamente abile al 100%.
Qualche tempo fa un lavoro l’avevo trovato, come commessa di supermercato. Al momento in cui compilavo i moduli necessari all’assunzione, ho dovuto dichiarare che avevo a carico una bimba inabile e dal quel momento in poi hanno inventato tutta una serie di storie per non assumermi più e alla fine mi hanno lasciato a casa.
Mia figlia sogna tante cose. Vuole andare a EuroDisney, vuole andare a vedere il mare, vuole prendere lezioni di canto, fare l’ippoterapia. Con le 450 euro mensili che prende di accompagnamento, lo Stato, il nostro Stato, mi dice che dobbiamo vivere.
Io ho fatto di tutto per trovare lavoro, mi sono iscritta a tutte le agenzie interinali, tutti i siti che offrono lavoro, ho bussato a tutte le porte del mio paese, parlando con tutte le istituzioni e ricevendo sempre false promesse.
Guardo il mio angelo, sorrido e le dico che mamma, prima o poi, li realizzerà i suoi desideri. Anche a costo di andare fino a Roma incatenata, perché tra poco non mi resterà altro da fare.
Io chiedo perché tutto questo accade in un Paese evoluto come il nostro. Perché questo Stato che spreca ovunque, mi lascia in queste condizioni. Perché questo grido di dolore diventa un sussurro alle orecchie delle autorità. Perché i deboli, i bambini, vengono abbandonati dal Paese in cui sono nati.
Io chiedo di potere lavorare. Io chiedo semplicemente di potere aiutare mia figlia, di poter farle vivere quei sogni che da troppo tempo sono costretta a negarle.
Mi auguro solo che ci sia qualcuno, da qualche parte, che riesca a sentire questo mio grido disperato, di una mamma che vuole aiutare la propria figlia.



Ida e Kristal


SE POTETE DARCI UN SOSTEGNO SCRIVETE SULLA MIA MAIL:

ida.contro@yahoo.it..grazie per noi è importante..
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L' Amore tutto può
ma non uccide....
l' Amore ti ama...
allì infinito.......
ti mette alla prova....
ti fonde...ti plasma...
ti riempie...ti Usa
..e non ti lascia Più....


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la strana morte di un ragazzo



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27.1.09

Morti Bianche











MORTI BIANCHE di Pino De STASIO



Ponteggi ostinate impalcature
innocenti tubi del giudizio
su per quei grovigli paralleli
si arrampicano
felici
lontani dalla terra
snodanti gambe giocose
saltellano
gialli conche vuote appesi caschi dell'epilogo
rintoccano nel vento
giu' precipitati improvvisamente
volteggiano per poco
con occhi esitanti
l'avvicinarsi del terreno
acquitrino rivolo
ara mortale.


....ancora di Pino De Stasio

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BIANCA


Bianca e' la traslucenza di una camera obitoriale
accecante viatico
di sconosciute gallerie luminose

un luogo sfolgorante del giudizio
ma accogliente
di algido calore.




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Sbarramenti

intralci per la democrazia
limiti alla libertà
mesti partiti rappresentanti piazzisti
di programmi comuni
decidono sbarramento
occludono
reagire con antiche voglie
e' difficile
ma alto deve essere l'urlo
del disgusto italiano
4 per cento al di sotto il vuoto
un baratro.


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ENNIO.......


Corrono i passi vivi e quelle orme,
mentre da noi quello che è stato il popolo
su di un divano,al telegiornale, dorme
immemore di canti e di battaglie
e cerca stordimento ed inazione
dimentico di quello che c'è stato,
un'autobiografia della nazione
ma anche vene gonfie di proletariato.

Giocavano bambini nei cortili,
De Gasperi e Togliatti ed Aldo Moro,
nomi di fole ai loro visi gentili,
bambini nella loro età dell'oro,
quando nella rincorsa ad un pallone
con quelle gambe magre e impolverate
mimavano l'Italia di accattone
in quelle strade stanche ma assolate.


Cosa è restato ora di quella antica povertà?

Ora che dentro i centri commerciali
smarriscono la loro identità
unica cosa che li rende eguali
la mano del mercato onnipotente.

E' l'alba a Lampedusa e sopra il mare
e mani scure toccano la riva.
Mettono foto stinte ad asciugare,
di fratelli antichi, e di un'Italia viva.









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le lune nere di Roberto Matarazzo





FOGLI COLORATI PER ESTRAVAGANZE PROGRESSIVE...











ESTRAVAGANZE TIMBRICHE_FOGLI COLORATI








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Primo Levi


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Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo.
Come una rana d'inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


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Purtroppo, condividiamo il problema in pochi.
La causa Marun Barguti è stata dimentica anche dalla sinistra.
Dopo il clamore del processo, si sono spenti i riflettori.
Ho la tragica sensazione che anche l'Europa non voglia che il popolo palestinese sia rappresentato da un leader forte e carismatico, che non potrebbe fare altro che pretendere il pieno rispetto di tutte le risoluzioni ONU.
Israele, con la benedizione dell'Europa e degli Stati Uniti, punta a ridurre la contiguità dello stato palestinese alla striscia di Gaza, ma non prima di avere eliminato Hamas per sostituire il movimento con nuovi leader deboli e succubi delle logiche colonialiste occidentali.

Per quanto concerne i territori occupati in Cisgiordania,
la situazione è anche più triste:
non penso che Israele e i suoi sostenitori abbiano
alcuna voglia di abbattere il muro e smantellare
le colonie, che peraltro continuano ad espandersi.


I sionisti vorrebbero i palestinesi ritirati

in "bantustan", o "riserve indiane".

PAOLO DE ROSSI


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